Inchiesta

Camorra: il clan Giuliano | La storia, le origini, i protagonisti

Il clan Giuliano è un’associazione per delinquere di tipo mafioso, camorristico, attivo nelle zone del quartiere Forcella, San Gaetano, Maddalena, Piazza Garibaldi e Piazza Mercato, Napoli.

Clan Giuliano: storia, origini, protagonisti

Nel 1889 Nunzio Giuliano e la sua famiglia si trasferirono a Napoli da Cassino (FR). Nunzio Giuliano aveva diversi figli, tra i quali Luigi Giuliano, padre di Pio Vittorio, Salvatore, Giuseppe e Luigi “omonimo del padre”.

La famiglia Giuliano, numerosissima, presto si stabilì e si espanse in diverse zone di Napoli, principalmente nella zona centrale, nel quartiere Forcella.

I figli ebbero a loro volta altri figli, maschi e femmine, alcuni dei quali si sposarono, altri invece, oltre a sposarsi, ebbero anche relazioni extraconiugali, o seconde mogli e diedero origine a una delle famiglie più variegata, numerosa, nota e potente di Napoli.

Molti componenti della famiglia, anche figli e cugini, avevano lo stesso nome e addirittura lo stesso soprannome e questo per diverse generazioni, fino ai giorni nostri.

Non tutti i Giuliano hanno scelto la via del contrabbando, del crimine e degli affari illeciti.

Alcuni si sono allontanati e altri si sono completamente e pubblicamente dissociati, come Nunzio Giuliano, figlio di Pio Vittorio Giuliano e Gemma Sacco, che dopo la morte di overdose di uno dei suoi figli, Pio Vittorio “omonimo del nonno”, scelse di estraniarsi totalmente da quel tipo di vita.

Nunzio era fratello di Luigi detto “Lovegino”, oppure “O Rre”, di Guglielmo detto “O Stuorto”, capo storico di Forcella, di Carmine, di Salvatore, di Erminia, di Anna, di Patrizia, di Silvana, di Antonietta e Raffaele Giuliano.

Nonostante si fosse dissociato pubblicamente dagli affari e da tutta la famiglia, Nunzio Giuliano venne ucciso per una vendetta trasversale il 21 marzo 2005 in via Tasso e i suoi killer ancora oggi non sono stati trovati.

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Il contrabbando di sigarette

Già durante la seconda guerra mondiale i Giuliano, con Pio Vittorio, Salvatore, Giuseppe, Luigi e altri della famiglia erano attivi nel contrabbando di sigarette, insieme ad esponenti di altre famiglie come Mario Potenza, detto “O Chiacchierone”, imparentato con i Mazzarella e successivamente anche con Michele Zaza.

Durante la guerra e per un breve periodo anche successivo alla fine del conflitto, date le condizioni disastrate, in quasi tutte le città italiane il contrabbando era tollerato e l’unica forma di commercio, per alcuni l’unico modo per sopravvivere.

A Napoli, gli “alleati” utilizzavano delle strutture nel quartiere Forcella come deposito delle merci per i soldati. Essendo molte scorte in sovrabbondanza, i contrabbandieri acquistavano queste merci in esubero per rivenderle al mercato nero.

Successivamente, a fine guerra, mentre in altre città il fenomeno del contrabbando andò sfumando, a Napoli questo non avvenne, anzi, in alcuni casi andò aumentando.

Con la partenza delle truppe alleate e la dismessa di questi depositi di merci, per il contrabbando delle sigarette si consolidò il metodo della cosiddetta “grande mamma”, ovvero una nave di grandi dimensioni che trasportava carichi di sigarette che rimaneva in acque extraterritoriali, in modo che la finanza non potesse intervenire, nave dalla quale si scaricavano sigarette su imbarcazioni più piccole, che poi si dirigevano verso le coste di Napoli.

Quando arrivavano a terra, principalmente al Borgo di Santa Lucia, i primi periodi le sigarette non erano confezionate in stecche, quindi i contrabbandieri le trasportavano con delle buste calandosi nei tombini ed attraverso reti sotterranee raggiungevano le zone di Forcella dove venivano poi confezionate e vendute.

Non tutti i carichi andavano a buon fine, a volte venivano intercettati dalla finanza.

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Luigi Giuliano e Giuseppe Misso

Luigi Giuliano, figlio di Pio Vittorio Giuliano e Gemma Sacco, da bambino fece amicizia con Giuseppe Misso del rione Sanità e insieme iniziarono a fare le prime bravate, che presto si trasformarono in veri e propri reati.

In principio misero a segno dei colpi insieme, come rapine alle banche, poi, ci furono i primi arresti per entrambi.

In uno dei primi arresti Giuseppe Misso aveva 14 anni e fu condannato, mentre Luigi Giuliano ne aveva solo 12 e non poté essere condannato per questioni di età, perché troppo giovane.

Nacque una forte amicizia tra i due, fino a che questa non si trasformò quasi in faida con l’avvento della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo ed il sanguinoso scontro con la costituita Fratellanza napoletana dei Giuliano ed altri.

Quella che nacque come un’amicizia che durava sin da bambini, finì per essere una sfida tra diversi colossi della camorra, anche se Giuseppe Misso si è sempre definito solo un rapinatore.

Il passaggio dal contrabbando al traffico di droga

Dal secondo dopoguerra agli anni ‘70, il contrabbando di sigarette, l’usura, il toto nero, la prostituzione, le estorsioni sulle attività commerciali, soprattutto sul mercato della frutta, erano i principali introiti delle famiglie Giuliano, Potenza-Mazzarella e altre famiglie anche legate a “Cosa nostra” siciliana e campana.

Questi gruppi si stavano organizzando per applicare tangenti prevalentemente sul commercio delle sigarette.

Verso la fine degli ‘70 Raffaele Cutolo formò la Nuova camorra organizzata anticipando la manovra di tali gruppi e applicando una percentuale sulle vendite delle sigarette e rivoluzionando quasi tutto il sistema camorristico fino ad allora conosciuto. Il principale intento di Cutolo era quello di cacciare tutti i gruppi e le famiglie di stampo mafioso siciliano, Cosa nostra, dalla Campania e da Napoli, che sfruttavano dalla seconda guerra mondiale la frammentarietà dei clan di camorra per utilizzarli più come manodopera per i propri interessi. Infatti, Raffaele Cutolo organizzò la Nco in modo verticistico con lui come unico capo, un poco come Cosa nostra, ma in perfetto stile camorra.

Per poter realizzare il suo progetto, Cutolo, riunì tutti i capi clan che potè e formò un vero e proprio esercito di oltre 3.000 uomini, nonché una fittissima rete in tutte le carceri d’Italia e infine decretò la morte di molti capi di opposta visione e posizione, compresa i Giuliano e altri.

All’inizio degli anni ‘80 il contrabbando di sigarette passò in secondo piano per lasciare il posto al business della cocaina, che faceva entrare nelle casse dei clan molti più soldi, miliardi di lire.

Gestendo gran parte del traffico di cocaina e possedendo enormi quantità

di tale sostanza “O Rre”, spesso, invitava nei suoi lussuosi alloggi e anche nelle abitazioni dove latitava, Vip e persone note che ne facevano uso, senza farne segreti, arrivando a farsi ritrarre in foto che furono anche rese pubbliche .

Fece scandalo una particolare fotografia che ritraeva i Giuliano insieme a Diego Armando Maradona, seduti in una lussuosa vasca da bagno a forma di conchiglia.

Anche se i Giuliano erano già sotto i riflettori per i loro ormai noti business e in seguito Maradona ammise la sua dipendenza, né i Giuliano né Diego Armando Maradona fecero mai dichiarazioni che facessero intendere che Maradona fosse loro ospite per fare uso di cocaina, anzi, affermarono che semplicemente erano insieme perché lui era giocatore del Napoli e loro grandissimi tifosi della squadra.

Fratellanza napoletana

Per contrastare l’avvento della Nco e le ipotizzate condanne a morte spiccate da Raffaele Cutolo nei loro confronti, nel 1978 il figlio di Pio Vittorio Giuliano, Luigi Giuliano, “O Rre”, ormai divenuto uno dei più potenti boss della camorra fondò la “Fratellanza napoletana”.

La Fratellanza napoletana era composta da Luigi Giuliano, i suoi fratelli e cugini, da Luigi Vollaro, il clan Licciardi, il clan Mallardo, Giovanni Paesano, Antonio Giaccio detto “Scialò”, il clan Di lauro, Nunzio Bocchetti, il clan Lo Russo e diversi altri.

Luigi Giuliano era quindi al comando della famiglia Giuliano, della Fratellanza napoletana e con l’aggiunta di diverse famiglie campane, ma legate a Cosa nostra, come Michele Zaza, Lorenzo Nuvoletta, Antonio Bardellino, Umberto Ammaturo e Carmine Alfieri, il gruppo Fratellanza napoletana venne rinominato dalla stampa “Nuova famiglia”.

La fine della faida tra Nco e Fratellanza napoletana

Alla fine di una delle guerre di camorra più sanguinarie della storia italiana, che fece più di 3.000 vittime tra affiliati e vittime innocenti nel giro di appena 5 anni, il clan Giuliano e i gruppi della Fratellanza napoletana ne uscirono vincitori.

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Erminia Giuliano detta “Celeste”

Erminia, detta “Celeste” per via dei suoi occhi, Figlia di Pio Vittorio Giuliano e sorella di Luigi, “O Rre”, dal matrimonio con Giuseppe Roberti, detto “Capavacante” ebbe due figlie.

Per la loro sicurezza, affidò le figlie minorenni, Gemma e Milena, ad un ragazzo di sua fiducia, Nicola Gatti, 18 anni, di Forcella, che però a quanto pare, ebbe una relazione con entrambe.

Nicola Gatti, attirato con una scusa su un motoscafo da “Capavacante”, fu portato a largo, tramortito e buttato in mare legato ad un’ancora.

Nicola non fu mai ritrovato e solo nel 2010 alcuni pentiti rilasciarono delle dichiarazioni agli inquirenti che descrivevano le modalità dell’assassinio.

Oggi Giuseppe Roberti è ancora in carcere per quell’omicidio.

Le scissioni interne alla famiglia Giuliano

Il clan ha avuto tre faide interne a partire dagli anni ‘90, che coinvolsero i vari parenti della famiglia Giuliano e che posero di fatto fine all’egemonia del clan. Vi fu poi anche una terza faida, nell’ambito di una guerra di camorra, nei primi anni 2000.

Prima faida di Forcella

Detta anche “faida tra la Forcella di sopra e la Forcella di sotto”, fu uno scontro interno al clan Giuliano che ebbe luogo a metà anni ‘90.

Da una parte c’erano i figli di Pio Vittorio Giuliano, dall’altra i figli di Giuseppe Giuliano, Ciro “o Barone” Giuliano, e Luigi, detto “A Zecchetella” Giuliano, cugino omonimo di “‘o Rre”.

Tra le vittime ci fu anche il patriarca Giuseppe, detto “zì Peppe”, di 63 anni, ucciso nel corso di un clamoroso agguato a Forcella il 9 luglio del 1998.

Seconda faida di Forcella

Scoppiò in seguito all’avvento dei Mazzarella a Forcella, dopo il matrimonio tra Michele Mazzarella, figlio di Vincenzo, boss di San Giovanni a Teduccio, e Marianna Giuliano, figlia del boss Luigi “O Rre”.

Alcuni componenti dei Giuliano tra i quali Ciro “‘o Barone” Giuliano non accettarono di buon grado l’unione con i Mazzarella.

Ci fu una spaccatura all’interno dell’organizzazione e soprattutto all’interno della famiglia che portò ad alcuni omicidi, tra i quali quello dello stesso Ciro Giuliano e di “Annalisa Durante”, innocente vittima di 14 anni, uccisa in un agguato il 27 marzo 2004.

Terza faida di Forcella

Iniziata a fine marzo 2013 e terminata il 2 luglio 2015 con l’omicidio del baby-boss Emanuele Sibillo, detto “Es17”, la faida vide contrapposti da un lato il clan Mazzarella, il clan Del Prete ed il clan Buonerba, dall’altro la cosiddetta “Paranza dei bambini”, così chiamata per via della giovanissima età dei suoi componenti, affiliati a un cartello camorrista formato dai giovani della famiglia Giuliano, in conflitto con i loro stessi parenti da molti anni, affiancati dai clan Sibillo, Brunetti e Amirante, quest’ultimi alleati del clan Ferraiuolo-Stolder e appoggiati esternamente dal gruppo Rinaldi di San Giovanni a Teduccio, per il controllo dei rioni Forcella, Maddalena e Duchesca. La faida si concluse con la vittoria della Paranza dei bambini e la cacciata dei Mazzarella a San Giovanni, nonostante l’agguato mortale ai danni di Emanuele Sibillo.

Relazione Dia, il clan Giuliano oggi

Quasi tutti i capi clan più importanti delle prime generazioni, partendo da Luigi,  “Lovegino”, i fratelli, i cugini, insieme ad altri parenti e affiliati, sono diventati collaboratori di giustizia , sono morti o non sono più in attività.

Il clan Giuliano, però, non si è mai estinto ed ha proseguito le sue attività illecite, anche se per farlo si è dovuto fondere con altri gruppi ed ha dovuto riadattare tutti i suoi metodi criminali.

Nonostante gli arresti di molte nuove leve, quasi tutti i nipoti e cugini della famiglia, con la formazione di “Paranze”, i Giuliano persistono e gestiscono in qualche modo alcune piazze di spaccio.

Supportati da altri clan, le Paranze Giuliano continuano a fare stese, a fare paura e a controllare le zone di Forcella e altre che con armi alla mano non hanno scrupoli a terrorizzare, mandando spesso messaggi anche ad altri boss della vecchia camorra, interessati e inseriti in altri business.

I giovanissimi che compongono le Paranze Giuliano, sono tuttora presenti e pericolosi. Capaci di maneggiare armi, attrezzati con armi da guerra, scooter di grossa cilindrata, senza porsi limiti, del tutto disinteressati agli affari politici, o all’inserimento negli affari illeciti come gare d’appalto e business di questa tipologia, mirano esclusivamente al traffico di stupefacenti, alla formazione di piazze di spaccio, a rapine e alle estorsioni ai negozianti presenti nelle zone che scelgono come territorio da controllare. Le paranze e le stese, sono fenomeni criminali sempre in crescita e molto complicati da controllare e prevenire e gli Organi come Dda e Dia con coscienza ne riconoscono la complessità.

Per il futuro bisognerà mettere a punto nuove strategie per contrastare quello che sembra a tutti gli effetti un moderno e nuovo stile criminale e i giovanissimi della famiglia Giuliano ne sono fautori e artefici, al momento più forti e attivi che mai.

Giuseppe De Micco

Giuseppe De Micco è un giornalista di inchiesta. Si occupa soprattutto di criminalità organizzata in Campania

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