Cronaca

Camorra a Napoli, arrestati due carabinieri: favori e “soffiate” al clan Cutolo | I NOMI

Camorra a Napoli, chi sono i due carabinieri arrestati. Le accuse e il rapporto con il clan Cutolo del Rione Traiano. I nomi

Due carabinieri sono stati arrestati, nella giornata di ieri 4 agosto, a Napoli. Si chiamano Mario Cinque e Walter Intilla i due militari dell’Arma tratti in arresto, ieri mattina, dai loro colleghi del Comando Provinciale di Napoli. Per loro accuse pesanti: avrebbero favorito il clan Cutolo del Rione Traiano e i Longobardi Beneduce di Pozzuoli

Napoli, arrestati due carabinieri: favori al clan Cutolo | Chi sono

I provvedimenti sono arrivati nell’ambito di una indagine più ampia, coordinata dal procuratore aggiunto Rosa Volpe della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli; tra gli indagati figurano anche Gennaro Di Costanzo, ritenuto ai vertici del clan omonimo di Pozzuoli (articolazione dei Logobardi/Beneduce) e Gennaro Carra, all’epoca reggente del clan Cutolo successivamente collaboratore di giustizia. I militari hanno eseguito un arresto in carcere e un altro ai domiciliari. Ai due rappresentanti delle forze dell’ordine viene anche contestato il reato di falso.

Arrestati due carabinieri: favori al clan

Uno dei due carabinieri arrestati, Mario Cinque, all’epoca dei fatti in servizio nella Compagnia Bagnoli, è stato condotto in carcere, l’altro, Walter Intilla, che lavorava nel Nucleo Operativo e Radiomobile – Sezione Operativa, del reparto Territoriale dei carabinieri di Mondragone, in provincia di Caserta, è stato invece sottoposto ai domiciliari.

Nell’ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Napoli, M. C. è accusato di non avere redatto una relazione di servizio dopo avere saputo che a sparare a Mario Varriale, nella notte tra il 23 e il 24 settembre 2015, era stato Gennaro Di Costanzo, esponente dei Longobardi/Beneduce di Pozzuoli e anche lui tra i destinatari dell’ordinanza eseguita proprio per quel ferimento; secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, a dirglielo era stato lo stesso indagato; quel tentato omicidio sarebbe scaturito come ritorsione perché il ferito aveva spacciato droga in via Napoli, zona sotto il controllo dei Di Costanzo, senza autorizzazione e dopo avere acquistati gli stupefacenti da altri.

Allo stesso carabiniere viene contestato di avere scritto in una relazione di servizio del 29 gennaio 2019 di avere controllato Genny Carra mentre si trovava a piedi, omettendo che invece era a bordo di un’automobile presa a noleggio; comportamento, ritengono gli inquirenti, frutto di un accordo tra i due e volto a favorire il clan Cutolo, di cui all’epoca Carra era il reggente. Infine avrebbe utilizzato anche il sistema informatico per controlli non legati al servizio.

Rubava droga e soldi agli spacciatori

Walter Intilla avrebbe rilevato informazioni riservate riguardo indagini in corso. Inoltre avrebbe in più occasioni rubato droga a spacciatori e extracomunitari facendo irruzione nelle loro abitazioni.

 

 

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