Cronaca

Cibo e spreco: «Nel centro storico buttate 745 tonnellate di cibo all’anno»

NAPOLI. Nel solo centro storico di Napoli, ogni anno, vengono sprecate 745 tonnellate di cibo. Come riportato da Il Mattino, questo dato, è stato rilevato nell’ambito della ricerca «Il contrasto dello spreco alimentare tra economica sociale ed economia circolare, condotta dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II di Napoli in collaborazione con Qui Foundation, la Onlus sostenuta da Qui! Group impegnata dal 2008 nella lotta allo spreco alimentare, e l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci).

L’indagine rientra in «Campania Differenzia», progetto promosso dal Ministero dell’Ambiente e da Anci ed è stata pubblicata dalla casa editrice Giappichelli. L’indagine è stata effettuata su un campione di 984 attività di ristorazione. Il 70% del cibo sprecato consiste in prodotti rimasti invenduti, ma che potrebbero ancora essere consumati.

 

«Si potrebbero sfamare 3.000 individui l’anno»

 

Chiari i commenti di chi ha seguito e sostenuto l’indagine sullo spreco di cibo: «Il progetto realizzato nel centro storico di Napoli vuole essere un reale aiuto per tutte le persone e le famiglie del territorio che vivono in condizioni di povertà alimentare – ha spiegato il presidente di Qui Foundation Gregorio Fogliani -. La ricerca mostra che il cibo invenduto, ma ancora utilizzabile per l’alimentazione umana, nel solo centro storico di Napoli ammonta a 2,5 milioni di pasti, una cifra che consentirebbe di sfamare 3.000 individui l’anno. Oggi più che mai, quindi, è necessario fare squadra per creare un modello vincente di contrasto allo spreco. Il network che abbiamo creato con le Onlus e gli esercenti del centro storico di Napoli rappresenta un ulteriore passo verso il rafforzamento dell’economia circolare, da noi sempre sostenuta».

«L’Università Federico II di Napoli è lieta di aver condotto questa progettualità sperimentale dal carattere innovativo – ha detto il Prof. Marco Musella, Ordinario di Economia Politica presso la facoltà di Scienze Politiche – ed è disponibile a continuare sulla strada iniziata con questa ricerca-azione mettendo in campo gli strumenti dell’indagine e le risorse, in particolare quelle umane, anche al fine di sensibilizzare la comunità accademica tutta sulla necessità di continuare ad agire».

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