Cronaca

Feriti per i botti di Capodanno, da Napoli il racconto del professore

C’è anche un professore universitario tra i feriti di Napoli per i botti di Capodanno. Il 77enne Ciro Belfiore, originario di Portici, ha raccontato sulle colonne del quotidiano Il Mattino oggi in edicola l’incubo vissuto nella notte di San Silvestro, quando gli sono state amputate tre dita della mano sinistra.

Napoli, feriti per i botti di Capodanno: il racconto del professore universitario

Sparare i botti è pericoloso anche quando crediamo di avere tutto sotto controllo” ha commentato il 77enne, con alle spalle una brillante carriera da docente universitario. Tra sabato e domenica, ha vissuto una notte da incubo:

“Mi stavo accingendo a provare uno dei pochi botti che, in famiglia, avevamo acquistato per Capodanno. Ero sul balcone e avevamo quasi concluso la cena perché mancavano più di due ore allo scoccare della mezzanotte. In quel momento ero solo. Avevo appena acceso la miccia quando, immediatamente, è esploso il petardo. Non ho avuto neanche il tempo di reagire o di allontanarmi perché, praticamente, mi è scoppiato in mano e, un secondo dopo, ho visto che ero completamente ricoperto di sangue”.

I soccorsi

“Mi hanno raggiunto sul balcone i miei familiari. Qualcuno ha preso un asciugamano e mi ha coperto la mano, comprimendo l’emorragia. Muovevo il braccio ma non sentivo la mano. L’unica cosa che riuscivo a vedere, era un’enorme quantità di sangue che fuoriusciva dall’arto e mi aveva ricoperto ma non ho mai perso conoscenza. Sono rimasto vigile e, per questo, mi hanno accompagnato in auto all’ospedale Vecchio Pellegrini perché è una struttura che conosciamo e sappiamo essere una vera eccellenza per questo tipo di ferita.

Ricordo di aver pensato che il filo della miccia era troppo corto. Lo scoppio è stato così veloce rispetto al momento dell’accensione che, ho immaginato, non ci fosse il filo sufficiente per accenderlo regolarmente ma non posso esserne sicuro. C’è anche la possibilità che il petardo fosse difettoso. In realtà, c’era un numero molto limitato di fuochi e buona parte, credo fossero stati acquistati presso negozi ma non posso escludere che qualcuno fosse stato comprato in strada. In ogni caso, si trattava solo di petardi”.

L’appello

Penso che ho sbagliato. Sono profondamente amareggiato per me ma, soprattutto, per aver fatto preoccupare i miei familiari. Credevo che accendere un petardo, con attenzione, non potesse comportare alcun pericolo e invece non è assolutamente così. I botti sono sempre rischiosi e l’unico modo per evitare problemi è non usarli. Questo ragionamento vale anche per chi accende un solo petardo. Sono stato ingenuo e, da quando è accaduto, penso all’errore che ho commesso. Nonostante questo mi sento un miracolato.

Un attimo dopo l’esplosione ho avuto paura che potesse accadermi il peggio. Ho pensato di morire o di avere conseguenze ben più gravi rispetto a quello che mi è accaduto. Nel mio passato, oltre alla carriera universitaria come professore di Fisica medica, mi sono anche dedicato al catechismo e, in questo caso, posso dire di sentirmi veramente miracolato. Le ferite che ho riportato non mi impediranno di continuare a fare la mia vita e non vedo l’ora di tornare a casa”.

Redazione L'Occhio di Napoli

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