Cronaca

Napoli, Stefania dona un rene alla mamma: “Ho promesso di portarla a Parigi”

Napoli, figlia dona rene alla madre per evitarle la dialisi. Il prelievo del rene è avvenuto utilizzando la chirurgia mininvasiva robotica

Una storia di amore: quella tra figlia e madre, la prima ha donato un rene alla seconda per evitarle la dialisi. È il gesto d’amore una 34enne napoletana che ha scelto di donare il rene a sua madre che, affetta da una malattia congenita ed ereditaria, sarebbe andata incontro al difficile percorso della dialisi, già vissuto dalla nonna,.

Napoli, figlia dona rene alla madre per evitarle la dialisi

Madre e figlia sono state assistite dall’equipe dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli dedicata ai trapianti di rene e guidata dal professor Roberto Troisi (direttore del Programma Trapianti e della UOC di Chirurgia Epatobiliopancreatica mininvasiva e Robotica e dei trapianti di rene) che, la scorsa settimana, ha effettuato il trapianto, insieme al professor Roberto Montalti, con un’innovativa tecnica robotica.

Il prelievo del rene è avvenuto, infatti, utilizzando la chirurgia mininvasiva robotica che consente una maggiore precisione chirurgica, una riduzione del dolore post-operatorio e dei tempi di degenza e recupero funzionale. L’ottimale definizione chirurgica viene inoltre ottenuta grazie alle ricostruzioni virtuali tridimensionali dell’anatomia del rene e delle sue strutture vascolari che vengono aggiunte allo schermo della piattaforma robotica. Madre e figlia stanno bene e sono state già dimesse: solo due giorni di degenza per la donatrice, sei giorni per la ricevente. Oggi finalmente la madre di Anna può evitare di doversi sottoporre alle lunghe sedute di dialisi che segnano il percorso dei pazienti con insufficienza renale cronica.

La storia

Si chiama Stefania Cinque la ragazza di 34 anni che ha donato un rene alla madre. Al Mattino ha spiegato “L’ho fatto per salvarle la vita. Nel 2015 dopo un’infezione al rene e febbre, mamma aveva scoperto la sua malattia. Fino all’ultimo anno, quando c’è stato un peggioramento e si è reso necessario il trapianto. Le ho fatto una promessa, che avrebbe cioè riavuto una vita normale e dovevo mantenerla.

“Sono ancora emotivamente provata – racconta la madre, rimasta vedova a 24 anni – perché la mia preoccupazione maggiore erano eventuali complicanze per mia figlia. Invece devo fare un elogio al team di Troisi che ci ha sostenute nei momenti difficili con tanta umanità. Volevo evitare a Stefania l’incubo a cui aveva assistito tante volte da piccola con la nonna che entrava e usciva dagli ospedali a Natale e a Ferragosto per sottoporsi alla dialisi”.

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