Cronaca

Costretti a pagare il pizzo a due clan, arrestate otto persone

NAPOLI. A Napoli due clan della camorra hanno vessato per circa un anno e mezzo due fratelli imprenditori, gestori di una rivendita di bibite, che si trova in un’area che era contesa, e sono stati costretti a pagare una tangente alle due organizzazioni criminali di circa 10mila euro. A più di 30 anni dal celebre film “Così parlò Bellavista“, tratto dal libro di Luciano De Crescenzo, la storia si ripete.

I due imprenditori hanno denunciato alla polizia che a seguito di una rapidissima indagine – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli – ha arrestato all’alba di oggi otto persone. I due fratelli, ormai scoraggiati, avevano chiuso anche la loro attività per tutelare la loro incolumità ma anche quella dei loro dipendenti. Dopo la denuncia presentata alla polizia hanno riaperto ed ora stanno lavorando regolarmente.

 

I precedenti

Tutto ha avuto inizio nel mese di maggio dello scorso anno quando i due fratelli sono convocati al cospetto del capo del clan Brunetti, quello che fa capo alla paranza dei bimbi. La richiesta è precisa. Gli uomini del clan dicono a due fratelli che quella zona della città – il rione Maddalena –  è sotto la loro influenza e chiedono un pizzo di 10mila euro; cifra poi ridotta, dopo una trattativa, a cinquemila.

Passano pochi mesi e gli uomini del clan Brunetti finiscono in galera. Così dopo alcuni giorni ai due fratelli si presentano gli uomini del clan Mazzarella e chiedono un pizzo di tremila euro.

Non trascorre moltissimo tempo che tornano a bussare gli esponenti del clan Brunetti che allontanano i Mazzarella. “Questa è zona nostra”, dicono ai due esercenti e chiedono un’ altra rata di pizzo. A questo punto i due commercianti, che hanno sborsato più di diecimila euro, presi dallo sconforto abbassano la saracinesca del loro esercizio ma si presentano al locale commissariato di polizia per raccontare quanto accaduto.

 

Le indagini

Viene avviata una rapidissima indagine coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Henry John Woodcock al termine della quale il gip Sabella ha emesso otto ordinanze di custodia cautelare in carcere (quattro persone erano già in carcere per altre vicende). Ad indagare sono stati gli agenti della squadra mobile, coordinati dal dirigente Luigi Rinella, e dal dirigente del commissariato “Vicaria-Mercato”, diretto da Francesco Licheri.

La Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane, in una nota “esprime gratitudine alla Polizia di Stato ed alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli per l’operazione che ha portato, nella notte scorsa, all’arresto di nove persone accusate di estorsione aggravata dal metodo  mafioso nel quartiere di Porta Capuana”.

Si tratta di un’operazione particolarmente importante poiché, si legge nella nota a firma del presidente della Fai, Tano Grasso e dal presidente della Fai antiracket ‘Porta Capuana’, Ulderico Carraturo “eseguita in un’area difficile della città, segnata da un forte radicamento della criminalità organizzata e da continui episodi di violenza. Proprio per questo assume ancor più valore la collaborazione fornita dalle vittime, giovani operatori economici, sintomatica di una proficua sinergia messa in atto da associazioni antiracket e Forze di Polizia”

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