Cronaca

Si ferisce ad un polso e va in ospedale, i medici la deridono “Stai facendo una sceneggiata napoletana, alzati!”

Una ragazza di Napoli racconta la sua disavventura sui social

Quando il razzismo va oltre la “razza”: una giovane ragazza di Napoli ha raccontato di essere stata vittima di offese dal vago sapore razzista, da parte di alcuni medici in servizio presso un ospedale di Roma, e dei sanitari del 118, che l’avevano prelevata dalla sua abitazione per portarla in ospedale. La giovane ha denunciato l’accaduto sui social, affermando di essere stata derisa apertamente per le sue origini napoletane. Il suo racconto.

Ragazza di Napoli vittima di razzismo in un ospedale di Roma

“Scrivo questo post è perché spero che possa diffondersi il più possibile e che ciò che è accaduto a me non si verifichi mai più”: con queste parole Marianna Napolitano, giovane napoletana residente a Roma, ha raccontato di essere stata derisa ripetutamente per le sue origini partenopee, e di essere stata vittima di offese a sfondo “razzista”.

Il post

Pochi giorni fa la giovane ha avuto un incidente domestico, che l’ha costretta a rivolgersi alle cure sei sanitari e a recarsi in ospedale, nello specifico il Sant’Eugenio. I medici del 118, che l’hanno prelevata presso l’abitazione, hanno iniziato a canzonarla per il suo cognome, Napolitano, e per le sue origini partenopee “Napolitano, non poteva che fare una sceneggiata napoletana, lo sapevo. Alzati su!”, le avrebbero detto al momento dell’arrivo davanti al suo portone. Una frase che non è passata inosservata alla giovane, dolorante a causa di un taglio profondo nella mano sinistra, conseguenza dell’esplosione di un barattolo di vetro, che le ha causato la rottura dei tendini e l’assenza di mobilità del pollice.


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All’arrivo al pronto soccorso del Sant’Eugenio, una giovanissima dottoressa le ha urlato contro, secondo quanto racconta in un post su Facebook, dicendole di fare silenzio e di ringraziare Dio per l’arrivo dell’auto ambulanza perché, trattandosi di un semplice taglio, sarebbe dovuta andare in auto da sola. “La giovane infermiera o medico urlava senza neppure aver visto la mia ferita”, racconta, nel mentre sopraggiunge un altro medico / paramedico che comincia a cantare ‘Sim e Napoli paesa’.  Scherni e derisioni continuano per un’altra ora circa fino a quando non le vengono applicati 4 punti alla mano. Pochi giorni dopo verrà operata per la rottura dei tendini. “Non è una questione di città, né di regione – conclude –  Si tratta solo di ignoranza e di incompetenza”.

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