Cultura ed Eventi

Sant’Antonio Abate, archeologia: la tomba e la scritta

SANT’ANTONIO ABATE. Si è svolta in data 24 luglio 2018 la conferenza stampa organizzata dalle Associazioni Agorà Abatese e CamCampania con il patrocinio morale del comune di Sant’Antonio Abate.

La scoperta archeologica a Sant’Antonio Abate

I soci del Movimento Associativo Agorà Abatese – in primis lo Storico Gerardo Sorrentino, che da anni si impegna con passione per valorizzare il territorio Abatese attraverso la memoria storica con le sue pubblicazioni – hanno parlato alla stampa di un importante ritrovamento archeologico legato al territorio di Sant’Antonio Abate.

Sono intervenuti:Il Dott. Mario Cesarano (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli); Il Sindaco del Comune di Sant’Antonio Abate Dott. Antonio Varone; L’Assessore alla Cultura del Comune di Sant’Antonio Abate Dott.ssa Anna Iolanda D’Antuono; Lo Storico Gerardo Sorrentino (Agorà Abatese); Il Prof. Vincenzo D’Aniello (Agorà Abatese); Il Prof. Giovanni Alfano (Agorà Abatese); il Prof. Claudio Rodolfo Salerno, Presidente dell’Istituto per la diffusione delle Scienze Naturali di Napoli, autore di importanti pubblicazioni in cui si parla del sito archeologico abatese di Villa Cuomo. Ha moderato l’incontro la Dott.ssa Palma Emanuela Abagnale, direttore responsabile del magazine CamCampania-arte&cultura.

I dettagli della scoperta archeologica

“Nel 1931 in territorio del Comune di Sant’Antonio Abate alla via Stabia, presso l’antica chiesetta di Sant’Antuono e Congrega dell’Immacolata, in uno sterro per allargare l’abitazione del sig. Carmine Sullo, – ha spiegato il Prof. Gerardo Sorrentino – venne alla luce una tomba coperta da una rozza lastra calcarea lunga m. 0,50, larga m. 34, spessa 0,055, con l’iscrizione: HOSPES PERSISTE NISI MOLESTUM SIT – PERSPICE MONUMENTUM QUOD – SIBI PUBLIUS PUBLI GRANIUS – SIBI ET SUISQUE VIVOS FECIT – EUHODUS TURARIUS – SALVE VALE.

La lastra, studiata appena emersa dal docente universitario prof. don Francesco Saverio Di Capua, autore di pregevoli pubblicazioni sulle antichità di Stabia, venne trasferita in primis nella sede comunale sita a pochi metri, dove rimase per circa un decennio, ed in seguito per inspiegabili motivi finì nella collezione del comm. Fienga di Nocera Inferiore.

La tomba apparteneva ad un’ampia villa rustica della quale sono visibili cinque ambienti con pareti in opus reticolatum ben conservati, accosto all’antica chiesetta di Sant’Antuono. Di seguito la lastra, tra ulteriori reperti della ricca collezione Fienga, finì nel Museo archeologico nazionale di Pontecagnano ed infine negli scantinati del Parco Archeologico di Paestum. La presenza della lastra tombale, da me localizzata e segnalata da decenni nel citato ultimo sito archeologico, è stata finalmente individuata e rinvenuta nel Parco Archeologico di Paestum, auspice l’eccelsa consulenza dell’insigne epigrafista prof. Umberto Soldovieri, collaborato dal funzionario archeologo dott. Giovanni Avagliano”.

Si chiude così una ricerca minuziosa di un reperto di rimarchevole interesse, che costituisce titolo storico ed archeologico del Comune di Sant’Antonio Abate in quanto emerso nel suo territorio.

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