Politica

Test di medicina, “omosessualità come malattia”, Fedeli: «Inaudito»

BOLOGNA. «È di una gravità inaudita che sia stata inserita una simile domanda nel Progress test di medicina e chirurgia». Ecco quanto dichiarato da Valeria Fedeli, Ministra dell’Istruzione, circa il quesito presente nel Progress test svolto negli atenei italiani per la facoltà di Medicina e Chirurgia: “quali delle seguenti percentuali rappresenta la migliore stima del verificarsi dell’omosessualità nell’uomo?”
L’onorevole spera che la domanda possa essere cancellata, e che venga penalizzato il responsabile.

Parole al veleno da parte di Cathy La Torre, Sinistra Italiana, vice presidente del Movimento Italiano Transessuali, nonché avvocatessa in molte cause favorevoli ai transessuali, che su Facebook scrive: «Abbiamo avuto, in forma anonima, una delle domande del test Progress sottoposta oggi a 33.000 studenti di Medicina», chiedendo «quale sia la stima del verificarsi dell’omosessualità nell’uomo», all’interno del «contesto di un test su diagnosi, genetica, malattie e comportamenti da tenere dinnanzi a certe malattie».
Il Progress Test 2017 si rivolge agli studenti in corso iscritti a Medicina e Chirurgia degli anni successivi al primo, per valutarne i progressi didattici.

Una domanda sulla percentuale di omossesuali tra gli uomini inserita tra le domande su diagnosi, genetica, malattie e…

Pubblicato da Marco Grimaldi su Mercoledì 15 novembre 2017

La Torre sostiene di aver ricevuto la domanda insieme a Marco Grimaldi, segretario regionale di Sinistra Italiana in Piemonte: «Dunque – prosegue nel suo post – vogliamo sapere, e lo pretendiamo: se la comunità medica italiana, ritiene ancora che l’omosessualità sia una malattia. Vogliamo sapere: che senso ha chiedere a dei futuri medici la stima dell’omosessualità nell’uomo? Viene anche chiesta la stima della eterosessualità dell’uomo? Perché è bene ricordare che eterosessualità e omosessualità sono entrambe ‘varianti’ naturali del comportamento umano. Pretendiamo una risposta dalla Conferenza del Presidi delle facoltà di Medicina: perché questa domanda nel 2017? Non certo per rendere medici e scienziati persone migliori e con meno pregiudizi!». «Indignarci e chiedere spiegazione – ha concluso – è una delle poche armi nelle nostre mani».

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