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Vomero, la maxi evasione fiscale da 150 milioni: i crediti gonfiati

VOMERO. Un gruppo di professionisti con solide basi napoletane, ma con radicamenti a Chieti e a Parma ha orchestrato una maxi frode fiscale. Un organizzazione dedita a reati fiscali che però è finita in manette.

 

La maxi evasione fiscale del Vomero

La maxi evasione fiscale orchestrata nel Vomero ammonta a 150 milio di euro. I protagonisti della frode sono un gruppo di napoletani aiutati da un imprenditore chietino dedito alla gestione di una coop nel campo dell’accoglienza degli immigrati richiedenti diritto. Il tutto culmina con 11 arresti, oltre 60 indagati, tra questi finanche un dipendente dell’Agenzia dell’Entrate (Ufficio territoriale di Napoli tre), dove un dipendente è accusato di «aver procacciato clienti all’intera organizzazione, in cambio – dicono le indagini – di illeciti compensi».

Le indagini delle Procure di Napoli e Chieti, sono emerse condotte seriali di evasione dalla riscossione di imposte e contributi previdenziali attraverso l’indebito ricorso all’istituto della «compensazione», realizzate da professionisti e consulenti fiscali a beneficio dei 123 contribuenti. Il meccanismo fraudolento avrebbe permesso ai consulenti fiscali, registi della frode, di «azzerare» debiti tributari per oltre 80 milioni di euro utilizzando in compensazione crediti fiscali fittizi. Ma ecco tutti i nomi dei destinatari delle undici misure di arresti domiciliari, secondo quanto emerge dal provvedimento firmato dal gip napoletano Anna Laura Alfano: figura chiave risulta Renato De Luca (difeso dai penalisti Carlo De Pascale e Ettore Stravino), indicato come uno dei presunti organizzatori della frode, assieme a Michelangelo Maffei (difeso dal penalista napoletano Francesco De Pasquale), che avrebbero messo in piedi un sistema organizzato attorno a una fitta rete di procacciatori e consulenti in grado di creare crediti posticci e posizioni fiscali completamente disancorate dalla realtà. Ma non è tutto: finiscono agli arresti domiciliari anche Orazio D’Ambrosio, Vincenzo Capoluongo, Luciano De Rosa (napoletano ma residente a Centola), i chietini Mattia Di Biase, Maurizio Di Biase, Romeo Melaragna, Matteo Veneziani, ma anche Gelsomina Maffei e Gennaro Maffei (parenti e collaboratori di Michelangelo Maffei, tutti difesi dall’avvocato De Pasquale).

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