Cronaca

Il porto di Napoli è costato 35 milioni di euro in più, lo dice l’Anticorruzione

Per l’Anticorruzione i lavori al porto di Napoli sono gonfiati del 37%. Non solo: non avrebbe tutti i requisiti in ordine. Sotto la lente tutte le inadempienze amministrative.

Gonfiati i costi del porto di Napoli, lo dice l’Anticorruzione

La Darsena di Levante nel porto di Napoli è costata 35 milioni in più e non ha avrebbe tutti i requisiti imposti dalla legge. Conclusa l’ispezione dell’Autorità anticorruzione sul mega appalto da 154 milioni e nel mirino sono finite inadempienze amministrative che potrebbero avere anche risvolti di tipo penale.
 
Gli uomini di Raffaele Cantone, dimessosi dall’Anac, hanno riunito 2 fascicoli. Quello avviato sulla base di un esposto su presunte irregolarità per l’accordo bonario del 2016 da parte del dirigente Ugo Vestri, all’epoca al vertice dell’Anticorruzione della Port Autority. L’altro fascicolo aperto dalla stessa Autorità anticorruzione.

Dall’esame delle varianti in corso d’opera emergono sullo sfondo le pressioni per fare chiarezza sull’operato della Port Autority pervenute dal ministro delle Infrastrutture Toninelli e sollecitati, attraverso numerose interrogazioni parlamentari, da un folto gruppo di senatori del Movimento 5 Stelle capeggiati dal senatore napoletano Vincenzo Presutto.

Le criticità rilevate

Le criticità più volte rilevate negli anni trovano dunque riscontro nelle indagini condotte dall’Anac e ora costituiscono la preistruttoria di procedimenti che saranno attivati in altre sedi, visto l’Autorità ha dato mandato all’ufficio di vigilanza lavori pubblici di trasmettere gli atti all’Autorità di Sistema portuale governata da Pietro Spirito, al ministero dei Trasporti (quale ente vigilante), alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica «per i possibili aspetti di competenza». Il dossier e i procedimenti innescati non bloccano alcuna attività ma rappresenta un punto di partenza per accertare eventuali responsabilità. Nessun fermo dei lavori, dunque.

L’analisi dell’Anac

La reazione dell’Anac approvata dopo ben 2 anni e 8 mesi dall’esposto del dirigente Vestri. 87 pagine dense di dati ed informazioni, di cui trenta per l’analisi del progetto nel suo percorso, dai progetti di bonifica che si intrecciano con quelli di Bagnoli e di Piombino, alle procedure di compatibilità ambientale. Con dovizia di particolari l’Anac formula contestazioni e demolisce le controdeduzioni proposte in sede di istruttoria. Al centro delle analisi l’appalto per la costruzione di una vasca di colmata ad est del porto (la Darsena di Levante) destinata alla realizzazione di un terminal contenitori avente una banchina di 672 metri con fondali di 16 metri, progettata per ospitare mega navi portacontainer.

I costi

Un’opera concepita nel 2001 (18 anni fa) per un importo di 225 milioni di euro, di cui 60,5 milioni a carico del concessionario che l’avrebbe gestita. La stessa opera che nel 2006 venne assegnata in concessione per 50 anni alla Conateco che presentò un programma di investimenti di oltre 180 milioni con fondi privati che avrebbero dovuto essere attivati a decorrere dalla consegna dell’opera prevista nell’ormai lontano 2010.

Nel mirino dell’Anac finisce la gestione della parte pubblica, un appalto che nel 2010 è stato aggiudicato per 85,37 milioni di euro e avrebbe dovuto essere ultimato in 480 giorni. Si è concluso invece in 1594 giorni (+330%) con un impegno di spesa di 118,53 milioni di euro (circa 33 milioni in più pari al 37% di aumento rispetto al contratto). A tali rilevanti importi si assommano quelli per la mancata applicazione delle penali, avvenute e certificate in più fasi, per un ammontare complessivo di 15,8 milioni di euro (di cui 11,4 milioni condonate nell’atto transattivo del 2016 e 4,4 milioni nell’atto transattivo del 2018). Tre perizie di variante, quattro atti aggiuntivi, una variante migliorativa, una perizia di assestamento, due atti transattivi. In buona sostanza il manuale delle criticità del codice degli appalti. Ad appaltare i lavori l’Ati costituita dalla Trevi spa ed il Consorzio CCC (oggi consorzio Iintegra, che nel porto ha ancora diversi appalti in corso).

Le attività contestate

La gran parte delle attività contestate dall’Anac si riferiscono a periodi precedenti alla gestione dell’attuale presidente Sprito, coinvolta tuttavia per gli atti successivi al 2018, ovvero per il collaudo delle opere, per l’ultimo atto transattivo (1,55 milioni), per la mancata applicazione delle penali (4,4 milioni di euro). Per questo motivo il presidente Spirito, dopo il preliminare atto di contestazione dell’Anac, ha recentemente formalizzato la sospensione della distribuzione degli incentivi premianti (1,7 milioni di euro) su tale appalto, in attesa di chiarimenti. A finire direttamente sotto i riflettori dell’Anac sono i Rup che si sono succeduti (Pasquale Cascone e Francesco Messineo, attuale Segretario Generale), i direttori dei lavori (Alberto Bracci Laudiero e Adele Vasaturo), la Commissione di Collaudo (Rosa Palmisano, Francesco Iannone e Alberto Zannini), la Commissione di Accordo Bonario (Domenico Ettore Barbieri, Maurizio Conti, Antonio Del Mese).

Riguardano quattro capitoli: accordo bonario e proroghe concesse; consegne parziali delle aree di cantiere; incrementi di costo per varianti in corso d’opera; parti d’opera non collaudate. Sull’accordo bonario l’Anac «non esclude» una possibile «incompatibilità speciale» da parte del presiedente della commissione Barbieri, accusato nel corpo dell’esposto di essere consulente dell’appaltatore, mentre invece esclude cause di incompatibilità di Del Mese, la cui censura attiene solo a «motivi di opportunità». Viene invece pienamente contestato l’operato del rup Cascone per le mancate tempestive verifiche di compatibilità, per il mancato avvio della procedura nei termini di legge; alla Commissione (che ha proposto di liquidare all’appaltatore oltre 9 milioni) viene contestata poi una valutazione di fatto, non equilibrata, né conseguente ad un adeguato esame/valutazione dei fatti, pertanto svantaggiosa per l’Amministrazione che ha poi sottoscritto un accordo per riconoscere 5,5 milioni di euro e la mancata applicazione di penali per oltre 11 milioni). Sulla consegna parziale l’Ana addebita al direttore dei Lavori una alterata dichiarazione delle condizioni per dare inizio ai lavori, per effetto della rilevata indisponibilità di aree causata dalla Tirreno Power. A tale frazionamento di consegne è addebitata molta parte dei riconoscimenti all’appaltatore. Sugli incrementi dei costi dovuti alle molteplici varianti la posizione dell’Anac è durissima: «Non sono da ritenersi ammissibili ai sensi del codice degli appalti»; le caratteristiche di alcune modifiche introdotte znon presentano quelle caratteristiche di necessità, conseguenti o ad intervenute normative o ad eventi imprevisti ed imprevedibili ovvero a carenze o errori progettuali» che legittimano le varianti.

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