Politica

Universiadi 2019, l’ammissione di De Luca: «Coni e governo in ritardo»

NAPOLI. Ancora a rischio le Universiadi 2019. Dopo la denuncia dei ritardi arrivata dal governatore Vincenzo De Luca nei giorni scorsi, è lo stesso presidente della Regione Campania ha sottolineare le difficoltà che persistono in vista dell’evento sportivo in programma a Napoli nella primavera del 2019.

 

De Luca: «Abbiamo coinvolto Coni e governo in ritardo»

 

Stavolta il governatore De Luca ha parlato delle Universiadi 2019 ammettendo anche qualche colpa da parte della Regione: «Abbiamo coinvolto il Coni e il governo nazionale con qualche ritardo – ha dichiarato l’ex sindaco di Salerno in occasione dell’inaugurazione della nuova palestra del Cus di Napoli, – ma dobbiamo coinvolgere anche direttamente il ministero degli Esteri, e quello degli Interni».

«Nel 2019 – ha proseguito De Luca – verranno delegazioni di Paesi che magari sono in guerra l’uno con l’altro. Ci vorrà la garanzia della sicurezza. Nei 15 giorni dell’evento ospiteremo 15.000 persone tra atleti, allenatori, dirigenti. Sappiamo che il nostro limite è l’organizzazione ma ora ci vuole un’organizzazione tedesca».

 

Stop alle polemiche e concentrazione sugli obiettivi

 

Secondo il presidente della Regione «per riuscire a completare le opere per le Universiadi entro la primavera 2019» bisogna «dimezzare i tempi per le procedure di gara e gli affidamenti alle imprese e questo dobbiamo farlo in un contesto di legalità».

«Per questo -spiega De Luca – domani ci sarà una riunione all’Anac dove si definirà il testo di una legge ad hoc che deve essere approvata per le Universiadi, altrimenti in un anno e mezzo diventa complicato».

Infine, a proposito delle voci degli ultimi giorni riguardo un possibile commissariamento dell’organizzazione delle Universiadi 2019, De Luca ha chiosato: «Non mi ero proprio accorto delle polemiche, sono concentrato sugli obiettivi, le polemiche fanno solo perdere tempo. Manteniamo la concentrazione sul lavoro e sugli obiettivi, ovviamente ci vuole un modello organizzativo tipo Expo 2015 che coinvolga anche il governo e il Coni».

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