Cronaca

Camorra a Napoli: ecco le famiglie più potenti della provincia, la relazione aggiornata della Dia

[titolo_paragrafo]Area Settentrionale: quartieri Vomero e Arenella, Secondigliano, Scampia, San Pietro a Patierno, Miano, Piscinola, Chiaiano[/titolo_paragrafo]

I quartieri a nord di Napoli risentono della frammentazione causata dalle faide tra gruppi locali e dai conseguenti
arresti. Dalle attività info-investigative emerge una situazione di debolezza da parte delle compagini che hanno
segnato, per lungo tempo, la storia criminale dell’area, circostanza che potrebbe portare ad una possibile ridefinizione degli assetti camorristici. Anche in quest’area sono notevoli le attività legate al traffico di stupefacenti, la cui vendita al dettaglio è spesso affidata a soggetti appartenenti alla criminalità comune: si tratta di una scelta
strategica dei clan per evitare di esporsi all’azione repressiva delle Forze di polizia.

La camorra a Secondigliano

Nell’area di Secondigliano è palpabile una situazione di accesa tensione criminale: si tratta, infatti, di una parte del territorio a nord di Napoli, dove il controllo delle attività illecite – in prevalenza spaccio di stupefacenti ed estorsioni – è suddiviso tra diversi gruppi, satelliti di più strutturate organizzazioni criminali. La zona confina, inoltre, con territori appannaggio di altre storiche famiglie di camorra, quali il gruppo MOCCIA originario di Afragola, che estende la sua influenza nel comune di Casoria, limitrofo al quartiere di San Pietro a Patierno. In quest’ultima area è operativo il sodalizio GRIMALDI, legato al clan LICCIARDI, la cui influenza criminale si proietta anche nella zona cd. del Perrone, attraverso la famiglia MAIONE.

La collocazione territoriale del quartiere, al centro di interessi tra i sodalizi di Afragola e di Secondigliano – talvolta in rapporti sinergici, in altri di conflittualità- lo rende teatro di episodi violenti. Indicativo del clima di tensione è il fallito omicidio, a San Pietro a Patierno, il 4 dicembre 2018, di un soggetto ritenuto vicino alla famiglia IODICE, referente a Casoria del clan MOCCIA.

La camorra nel Rione Berlingieri

Nel Rione Berlingieri, sempre ricadente nella zona di Secondigliano, è operativa la famiglia CARELLA, alleata ai
citati GRIMALDI, che starebbe conquistando sempre più spazio decisionale nella gestione degli affari illeciti sul
territorio.

Il 23 ottobre, in una via tra il Rione Berlingieri e viale Kennedy, è stato ucciso un affiliato al clan LICCIARDI, storico sodalizio con base nella Masseria Cardone, che può contare sugli stretti rapporti con i clan CONTINI e MALLARDO, con i quali, negli anni ’90, aveva costituito l’ALLEANZA DI SECONDIGLIANO.

Le modalità del citato omicidio fanno ipotizzare, quale movente, un’epurazione interna al gruppo, per stroncare le ambizioni di autonomia della vittima, storico elemento di vertice del sodalizio, nel settore del traffico di stupefacenti. Nel Rione Kennedy, è presente il gruppo CESARANO, mentre il Rione dei Fiori (la cd. Zona del Terzo Mondo), dove si trovano fiorenti piazze di spaccio di stupefacenti, è controllato da soggetti legati alla famiglia DI LAURO.

Il clan cd. della VANELLA GRASSI è ancora operativo a Scampia, nel “lotto G”, ma è stato falcidiato da arresti e destabilizzato dal gran numero di affiliati che hanno scelto di collaborare con lo Stato. Ciò avrebbe portato ad una proliferazione di gruppi specializzati nella vendita di stupefacenti, in posizione subordinata ai VANELLA GRASSI.

A questi ultimi è legata la famiglia MARINO, presente nella zona delle cd. “Case Celesti”, fiorente piazza di spaccio, situata in via Limitone di Arzano.

La camorra a Scampia

Sempre a Scampia sono presenti anche gli elementi superstiti del gruppo LEONARDI, i cui vertici sono collaboratori di giustizia, nonché le famiglie ABETE-ABBINANTE-NOTTURNO. In tale contesto, si segnala la scarcerazione, per fine pena, nel mese di ottobre 2018, di un componente della famiglia ABBINANTE e di un altro elemento di spicco del clan. Alcune piazze di spaccio (“Lotto SC/3” – Comparto H “Sette Palazzi” – “Lotto P”) sono rimaste sotto il controllo di famiglie legate al sodalizio AMATO-PAGANO, ritiratosi in provincia, nei comuni di Mugnano e Melito dopo la faida con i VANELLA GRASSI.

Nel panorama criminale locale conferma la sua autorità il clan DI LAURO, che conserva la propria influenza sugli altri sodalizi, condizionandone le scelte. Il gruppo è rappresentato, sul territorio, dai figli del capo clan, detenuto e sottoposto al regime del 41 bis o.p.. Uno di loro, DI LAURO Marco, inserito nell’Elenco dei latitanti di massima pericolosità del Programma Speciale di Ricerca del Ministero dell’Interno e ritenuto molto influente nelle strategie criminali della famiglia, è stato tratto in arresto, a marzo 2019461, da personale della Polizia di Stato, a Chiaiano, zona molto vicina all’area di operatività del sodalizio.

A Secondigliano resta indiscusso il dominio del citato clan LICCIARDI, che controlla anche una parte del quartiere di Miano e del Rione Don Guanella. Si tratta di un’organizzazione che, seppur inabissata, è ritenuta ancora forte e in grado di gestire rilevanti traffici illeciti. Nei quartieri Miano, Marianella, Piscinola e Chiaiano, a seguito del declino del clan LO RUSSO, si sono create profonde spaccature interne alimentate anche dal risentimento verso la scelta collaborativa di diversi affiliati ai LO RUSSO, che si sono aggiunti al capostipite. Gli spazi dei LO RUSSO sarebbero stati occupati da una galassia di micro formazioni criminali più o meno stabili. Tra queste, rilevano le famiglie BALZANO e PERFETTO, mentre il gruppo NAPPELLO, che in un primo momento aveva raccolto l’eredità dei LO RUSSO, avrebbe poi perso terreno a seguito dell’uccisione del capo clan e del nipote (maggio 2017), e dell’arresto del nuovo leader (novembre 2017).

La camorra a Chiaiano e Marianella

Tutte queste aggregazioni di tipo familiare – cui si aggiungono gli STABILE, attivi a Chiaiano e Marianella – mirano alla definitiva sopraffazione del clan LO RUSSO: potrebbero far parte di questa strategia gli striscioni e le
scritte comparse sui muri di Miano contro i LO RUSSO.

Sul piano del contrasto, l’11 luglio, il Tribunale di Napoliv ha emesso un decreto di confisca, eseguito da personale della DIA, a carico di un imprenditore contiguo al clan LO RUSSO, figlio di un esponente di una delle più note paranze di contrabbandieri partenopei. Le indagini, che hanno riguardato anche operazioni finanziarie in Svizzera, hanno evidenziato l’anomalia della posizione patrimoniale di alcuni componenti del nucleo familiare dell’imprenditore, titolari di beni mobili e immobili di valore non congruo rispetto alle loro reali capacità finanziarie, risultati acquistati con i proventi delle attività illecite.

In questo complesso quadro si inserisce anche l’attività di un gruppo criminale promosso e diretto da un pregiudicato, padre della convivente di un affiliato al clan LO RUSSO (oggi collaboratore di giustizia) che commercializzava tabacchi lavorati esteri di contrabbando attraverso la copertura di una rivendita di bevande.

Gli assetti della criminalità organizzata nell’area collinare, che comprende i quartieri Vomero e Arenella, registrano
la presenza di nuovi vertici nelle consorterie locali, attive in prevalenza nelle estorsioni e nella vendita di stupefacenti. Uno di questi è un ex affiliato al clan CAIAZZO – CIMMINO, con forti ambizioni nell’acquisire un ruolo apicale (in
particolare nelle estorsioni consumate nella zona del Vomero), tratto in arresto a Pianura il 3 dicembre 2018.

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Pasquale De Prisco

Nato a Napoli il 16 maggio 1986 e residente a Pagani (Sa). Laurea triennale in Lettere presso Università degli Studi di Salerno. Laurea Magistrale in "Informazione, Editoria, Giornalismo" presso Università degli Studi Roma Tre. Ho collaborato con i quotidiani "Le Cronache" e "La Città". Ho lavorato per "MediaNews24", "Blasting News". Blogger del sito "La Puteca di Pakos".

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