Cronaca

Casamicciola, il racconto del sopravvissuto Giovan Giuseppe Di Massa: “Aggrappato alla finestra lottavo ingoiando fango”

È stato ribattezzato l'uomo di fango

Si chiama Giovan Giuseppe Di Massa, è uno dei sopravvissuti alla frana di Casamicciola ed è stato ribattezzato “l’uomo di fango”. Poche ore dopo il disastro, la sua foto ha fatto il giro del web: seduto a terra, stremato dalla fatica e ricoperto dal fango. Si è salvato miracolosamente come ha raccontato al quotidiano Il Mattino oggi in edicola.


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Frana di Casamicciola, il racconto del sopravvissuto Giovan Giuseppe Di Massa

“La sensazione del fango che mi entrava in bocca e nel naso mentre la terra franava. Non riuscivo a respirare. Mi sembrava di affogare: l’unico pensiero, in quel momento, è stato sopravvivere. Cercavo di tenere gli occhi aperti e individuare un appiglio, un luogo da raggiungere per sfuggire a quel fiume di terreno argilloso. Mi sono aggrappato a un tronco di albero che, dopo pochi istanti, è andato giù trascinando anche me. Mentre precipitavo pensavo a che cosa avrei potuto fare per non morire” ha raccontato l’uomo che al momento della frana si trovava “nella zona di Ischia porto dove vivo. Intorno alle cinque decido di andare a Casamicciola dove c’è l’abitazione di famiglia, quella che apparteneva ai miei genitori con un appezzamento di terreno di cui mi prendo cura.

La casa è in cima alla montagna. Mi sveglio presto abitualmente, faccio l’idraulico ma, in particolare, sabato mattina, mi sono preoccupato per gli animali. Abbiamo due cani e i conigli: uno dei miei primi pensieri, in previsione dell’allerta meteo, è stato quello di andare a accudirli e sistemarli. Poi ho pensato anche alle auto dei miei figli che avrei fatto bene a spostare. Temevo che l’acqua del canalone potesse straripare e danneggiarle”.

Da giorni l’isola era vittima del maltempo“Avevo immaginato che il tempo sarebbe peggiorato. Non avrei mai pensato che potesse franare addirittura la montagna. Anzi, a dire il vero inizialmente non mi ero preoccupato neanche più di tanto per la pioggia, pensavo fosse un semplice acquazzone. Quando ho cominciato a vedere il fiume di fango che veniva verso di me, ho tentato di mettermi al riparo rimanendo a bordo dell’auto. Cercavo un posto sicuro ma il fango arrivava ovunque. Alla fine non ho avuto alternative e sono uscito dall’auto”.



Il disastro

Poi, la tragedia: “Mi sono guardato intorno, non vedevo altro che fiumi di fango e cumuli di terreno che mi venivano addosso. Non mi sono fatto troppe domande e, in quel momento, ha prevalso l’istinto di sopravvivenza. Mi sono aggrappato a qualsiasi cosa nel tentativo di tenere alta la testa e respirare, cercando di ingurgitare meno fango possibile. A un certo punto, mi sono aggrappato a un tronco di albero che però è sprofondato.

Pensavo di non farcela. Mentre precipitavo ricordo che cercavo di ripararmi la testa con le mani, sia per evitare che ci finisse il fango, sia perché temevo di essere colpito dalle pietre. Sono finito all’interno di un parcheggio, l’ultima cosa che ricordo è un pezzo di finestra alla quale mi sono avvinghiato e lì sono rimasto non so neanche per quanto tempo. Ero disperato, gridavo con tutte le mie forze. A un certo punto ho sentito le voci di alcuni abitanti nei pressi di un garage lì vicino e i vigili del fuoco che mi hanno recuperato. Ero felice ma non avevo la forza di sorridere. Mi sento miracolato per essere sopravvissuto a questa tragedia. Ringrazio Dio. Il mio primo pensiero, dopo i soccorsi, è stato sentire mia moglie e i miei due figli. Appena mi dimetteranno dall’ospedale tornerò a Ischia perché è la mia terra ed è lì che voglio stare e riprendere la mia vita di sempre”.

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