Cronaca

Chi è Salvatore Abbruzzese, l’ex attore di Gomorra arrestato per spaccio di droga a Napoli

La "maledizione" di Gomorra colpisce ancora

Chi è l’attore di Gomorra arrestato oggi, 16 gennaio 2021 per spaccio di droga a Napoli? Si tratta del 26enne Salvatore Abbruzzese, alias Totò. Aveva interpretato il ruolo del 13enne nel noto film.

Chi è Salvatore Abbruzzese, l’attore di Gomorra arrestato oggi

Salvatore Abbruzzese, 26 anni, incensurato, soprannominato Totò (il nome del ragazzino da lui interpretato in un episodio della pellicola) è stato preso dai militari subito dopo avere ceduto due dosi di sostanza stupefacente a altrettanti clienti, nella zona delle cosiddette Case dei Puffi.

La perquisizione

I carabinieri durante la perquisizione lo hanno trovato in possesso di kobret, eroina e cocaina. I suoi due clienti sono stati segnalati alla Prefettura come assuntori di sostanze stupefacenti. Non si tratta di un caso isolato. Prima di Abbruzzese, sono finiti nei guai almeno altri 4 attori

La trama del film Gomorra

Il film si apre in un centro abbronzante. Mentre alcuni uomini sono esposti alle lampade UV, sopraggiungono dei loro amici che, dopo averli salutati e aver scherzato con loro, li uccidono brutalmente a colpi di pistola. La trama si articola in quattro vicende che si alternano durante il film.

Storia di Pasquale

Pasquale è un bravissimo sarto di esperienza che lavora per l’alta moda. Ma lo fa in nero, sfruttato da un datore di lavoro che a sua volta è sotto il ricatto degli strozzini della camorra. Il capo di Pasquale si aggiudica una commessa di alta moda per nemmeno trenta euro a pezzo, da consegnare in tempi brevissimi, per cui sarà necessario lavorare di notte.

Per guadagnare di più, Pasquale accetta la proposta di un imprenditore cinese, Xian, che gli offre duemila euro a lezione per insegnare il mestiere a una squadra di suoi operai. Per precauzione, durante il percorso verso la fabbrica Xian chiede a Pasquale di viaggiare nascosto nel bagagliaio di un’auto. Nonostante questo Pasquale è soddisfatto: viene trattato come un maestro, con applausi ed onore, torna a casa con i soldi, e racconta alla moglie di come anche i cinesi sappiano cucinare bene la spigola.

Tuttavia questo suo secondo lavoro viene scoperto dai camorristi, che controllano il giro della sartoria “in nero” e decidono di punire Pasquale, che aveva messo il piede in due staffe. L’auto su cui viaggia nascosto nel bagagliaio viene colpita da una raffica di mitra da alcuni sicari, finendo contro una fabbrica di statue di gesso.

Pasquale si salva, ma decide di smettere di fare il sarto sentendosi sfruttato e tradito dal proprio capo; diventa così camionista. In una sosta presso un autogrill, di notte, dopo essersi lavato alla meno peggio, vede in televisione una diva di Hollywood che indossa un abito confezionato da lui stesso. Senza dire una parola, esce dall’autogrill e rimonta sul suo camion.

Storia di Totò, Don Ciro e Maria

Scampìa, la più grande piazza di spaccio di droga d’Europa, è in corso la faida tra gli scissionisti ed il clan Di Lauro. Don Ciro è un contabile che porta la mesata (mensile), stipendio dato dai clan alle famiglie che hanno un affiliato morto o in carcere. Maria riceveva la mesata perché ha il marito in carcere, ma a un certo punto non viene più pagata perché il figlio è passato agli scissionisti.

Totò è un ragazzino di tredici anni cresciuto nel mito del sistema, che viene “iniziato” accettando di farsi sparare in petto con un giubbotto antiproiettile. Costretto a scegliere, tradirà Maria, alla quale porta regolarmente la spesa, attirandola fuori casa e condannandola ad essere uccisa in un agguato organizzato per vendicarsi di un’esecuzione organizzata dagli scissionisti.

Ciro, dopo diverse minacce, cerca di salvarsi proponendo alla parte avversa di assumerlo, ma questo non è possibile. Alla fine decide di vendersi e rivela il covo dove riceve i soldi delle mesate e viene graziato da una paranza[4] che uccide i suoi compagni di clan mentre preparavano i soldi per le mesate.

Storia di Franco e Roberto

Franco è un imprenditore che lavora nel settore dello smaltimento dei rifiuti tossici e propone agli industriali del Nord Italia lo smaltimento dei loro rifiuti a costi dimezzati e in teoria con tutte le certificazioni in regola. Il giovane tecnico Roberto viene assunto da Franco, e lo aiuta nella scelta dei luoghi migliori dove versare i veleni.

Impara a scegliere la dimensione delle cave, e come miscelare i veleni più adatti al compost, che viene sparso per tutte le campagne del napoletano e del casertano. Roberto viaggia per la prima volta a Venezia, e viene affascinato dalle opportunità di questa attività. Durante lo sversamento in una cava, un operaio ha un incidente, e gli autisti protestano, abbandonando il carico di fusti da sotterrare. Per spostare i camion, Franco assolda dei bambini.

Una famiglia di piccoli proprietari terrieri in difficoltà economiche si offre di consentire smaltimenti abbondanti nelle proprie terre, già inquinate da precedenti sversamenti, per cento euro a camion. Al termine della visita, una vecchia contadina regala a Roberto una cassetta di pesche. Durante il viaggio di ritorno in auto, Franco ordina a Roberto di buttare le pesche perché contaminate.

Disgustato da quello che sta facendo, Roberto decide di abbandonare questa attività. Franco ammonisce Roberto: gli dice di non credere di essere migliore di lui e rivendica di aver contribuito con queste attività illecite allo sviluppo dell’Italia e di averla fatta entrare in Europa, risolvendo problemi che altri hanno creato. Senza il suo “aiuto”, tutto quello che sarebbe restato ai contadini sarebbero stati solo debiti. Roberto prosegue da solo a piedi per una desolata strada di campagna.

Storia di Marco e Ciro

Marco e Ciro detto Pisellìno sono due giovani delinquenti, in una zona controllata dai casalesi, attratti dal mito di Scarface. Cominciano attività illecite in proprio: prima rubano della droga ad un gruppo di extracomunitari e, dopo aver ignorato un primo avviso, arrivano a rubare delle armi in un deposito della camorra e compiono una rapina, quindi vengono presi in un locale a luci rosse, portati in un luogo appartato e pesantemente malmenati, con l’intimazione di restituire le armi.

Dopo aver deciso di ignorare ancora gli avvisi e di continuare con le loro attività, un anziano del clan li avvicina lusingandoli per il coraggio e la loro indipendenza dal clan, e gli chiede di fare un pezzo (un omicidio) per conto del clan, in cambio di un anticipo in denaro. I due cadono nel tranello, vengono attirati in un desolato tratto del litorale domizio e infine uccisi, e i loro corpi vengono fatti sparire, sotterrati con una ruspa.

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